Un pieno di fiducia per Haiti


«Siamo qui dal Papa per fare “il pieno di fiducia” perché il popolo di Haiti ne ha un bisogno vitale»: a parlare è monsignor Pierre-André Dumas, vescovo di Anse-à-Veau et Miragoâne, che ha incontrato Francesco, durante l’udienza generale nell’aula Paolo VI, con i rappresentanti della pastorale universitaria haitiana. «Siamo stati a Taizé — racconta — e ora eccoci a Roma, dal Papa, proprio per andare alle radici della nostra fede, per essere davvero pronti, una volta rientrati a casa, a dare ragione della nostra speranza e della nostra fiducia». Nella società di Haiti, spiega il vescovo, «si sente tantissimo, oggi più che mai, la mancanza di fiducia reciproca. Ma così non riusciremo mai a crescere come popolo. La fiducia infatti è l’anima di ogni rapporto sociale e noi cristiani dobbiamo testimoniare che Dio dà sempre fiducia agli uomini e dunque, a maggior ragione, questo deve essere anche il nostro atteggiamento gli uni verso gli altri».

Papa Francesco ha poi benedetto la bandiera degli Invictus games, i giochi sportivi per i militari disabili che si svolgeranno dal 20 al 27 ottobre a Sydney. E ha incoraggiato la delegazione italiana guidata da Gianfranco Paglia, capitano del gruppo sportivo paralimpico del ministero della Difesa, rimasto gravemente ferito in un’imboscata mentre era in missione di pace in Somalia nel 1993 e costretto sulla sedia a rotelle.

Significativo inoltre l’abbraccio del Pontefice a due gruppi venuti dall’Ucraina. Anzitutto i sessanta bambini che hanno partecipato al progetto internazionale The Book of Goodness, un vero e proprio condensato di speranza e di desiderio di pace e riconciliazione. Accanto a loro, cento ragazzi che vivono nella zona di Chernobyl, ospiti in Italia di tante famiglie che fanno riferimento all’associazione «Aspettando un angelo».

Infine l’artista britannico Sting ha presentato al Papa contenuti e obiettivi dello spettacolo Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, in scena all’auditorium Conciliazione. Prodotto con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani, l’originale spettacolo ha per protagonista assoluta proprio la cappella Sistina. A realizzarlo è stato Marco Balich, ideatore di cerimonie olimpiche. «Quando ho visto la cappella Sistina — confida il musicista, che è autore del tema principale — sono rimasto folgorato dal genio di Michelangelo. Fare una “colonna sonora” di una simile visione è un’esperienza mistica». Particolarmente attento alla dimensione spirituale e alle questioni solidali — già nel 1989 scrisse di suo pugno a Giovanni Paolo II per sostenere la causa dei popoli dell’Amazzonia — Sting, al termine dell’udienza, ha nuovamente visitato la cappella Sistina, sostando anche nella cappella Paolina e nella sala Regia.

da l’Osservatore Romano 8/08/18