Portare Cristo nelle strade di New York


Una storia di speranza da Little Italy

New York è una città di speranza, una città di sogni, e oggi la sua promessa è la stessa del 1664, quando le è stato dato questo nome, che evoca rispetto anche negli angoli più remoti del mondo.

In un certo senso, è l’unico luogo del pianeta su cui ogni Nazione della Terra possa avanzare qualche rivendicazione. New York è stata costruita con il sangue, il sudore e i sogni di immigrati provenienti da ogni Paese e continente, tutti giunti per la promessa di una possibilità di costruirsi una vita grande come i grattacieli e gli ampi viali della città.

Alla fine dell’Ottocento, Ellis Island era l’ingresso alla città dei sogni. Si può immaginare come fossero i volti delle persone che vi arrivavano, stanchi e provati dal lungo viaggio in mare, con le lacrime agli occhi mentre contemplavano per la prima volta la Statua della Libertà.

Quando cominciarono ad arrivare le prime ondate di immigrati italiani, alla fine dell’Ottocento, iniziò la costruzione di una chiesa oggi nota come Chiesa Santuario del Preziosissimo Sangue. È situata nel cuore di Little Italy, nel Lower East Side di Manhattan, e venne costruita in mezzo a quella che era forse la più povera comunità italiana della città, piena di alloggi sovraffollati e con condizioni decisamente precarie, e in cui tuttavia si battezzavano migliaia di bambini ogni anno e si celebravano dozzine di matrimoni ogni fine settimana – un’oasi di grazia in un deserto di povertà.

Un secolo dopo, la vivace chiesa parrocchiale è ancora lì, ancora orgogliosamente radicata nella sua ricca eredità italiana, anche se oggi accoglie altri immigrati – latinoamericani, vietnamiti e cinesi – con lo stesso caldo abbraccio che offriva cent’anni fa.

Il 9 giugno scorso, nella piccola sagrestia della chiesa, un sacerdote ha posto il Santissimo Sacramento in un ostensorio per portarlo in processione davanti a quelli che erano una volta i poveri alloggi di chi vi si affollava alla ricerca di una vita migliore.

Mentre la processione procedeva lungo le strade affollate della città, il rumore di bicchieri e le vivaci conversazioni proveniente da molti bar riempivano l’aria, ma mentre le voci si levavano in un inno sacro è calato il silenzio, e ogni passo della processione suscitava curiosità e istintiva reverenza.

La gente alzava gli occhi per testimoniare una cosa che certo non si aspettava. Cellulari e macchine fotografiche apparivano come se fosse comparsa una celebrità, mentre i membri della Frassati Fellowship si avvicinavano ai presenti invitandoli alla preghiera e all’Adorazione. È stata una scena che ha riportato indietro di circa 2.000 anni, alle stradine polverose di Gerusalemme in cui Gesù e i suoi discepoli trasmettevano lo stesso messaggio mentre passavano…

La storia di New York è stata scritta dal cuore di milioni di persone che cercavano una vita migliore, per trovare un’esistenza piena di significato e accettazione, per essere libere, per conoscere l’amore.

È una storia appassionata costruita sui desideri di ogni anima.

Ma è anche stata scritta con acciaio e calcestruzzo, e non potrebbe mai soddisfare completamente gli aneliti di un’anima. Mentre il sole tramontava in quel fresco giorno primaverile e la processione percorreva Mulberry Street portando la Presenza di Cristo, New York ha offerto qualcosa di molto migliore…

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” – Matteo 11, 28.30

da Aleteia.org  15-6-18